
Alberti fa parte della seconda generazione di artisti dell' Umanesimo, di cui fu una figura emblematica, per il suo interesse nelle più varie discipline. Un suo costante interesse era la ricerca delle regole, teoriche o pratiche, in grado di guidare il lavoro degli artisti; nelle sue opere menziona alcuni canoni; ad esempio nel De statua espone le proporzioni del corpo umano, nel De pictura fornisce la prima definizione della prospettiva scientifica ed infine del De re aedificatoria (opera terminata nel 1450) descrive tutta la casistica relativa all'architettura moderna, sottolineando l'importanza del progetto, le diverse tipologie di edifici a seconda della loro funzione.
L'aspetto innovativo delle sue proposte consiste nel mescolare l'antico ed il moderno esaltando così la prassi degli antichi e quella moderna inaugurata da Brunelleschi. Inoltre, secondo Leon Battista Alberti: «...l'artista in questo contesto sociale non deve essere un semplice artigiano, ma un intellettuale preparato in tutte le discipline ed in tutti i campi». Una concezione figlia dell'enciclopedismo medievale degli uomini dotti (che non mancavano), ma aggiornata all'avanguardia umanista.
La classe sociale a cui Alberti fa comunque riferimento è un'alta borghesia illuminata fiorentina. Egli lavorò al servizio dei committenti più importanti dell'epoca: il papato, gli Este a Ferrara, i Gonzaga a Mantova, i Malatesta a Rimini.
Alberti nacque a Genova, figlio illegittimo di Lorenzo Alberti, un esponente di una ricca famiglia di mercanti e banchieri fiorentini, banditi dalla città toscana nel 1401 per motivi politici.
I primi studi lo videro interessarsi alle Lettere, prima a Venezia e poi a Padova, che abbandonò quando si trasferì all'Università di Bologna, la più antica del mondo occidentale, dove iniziò a studiare Legge (e forse Greco), sempre, però, coltivando parallelamente il suo amore per altre discipline artistiche quali la musica, la pittura, la scultura, le scienze. Alberti si dedicò all'attività letteraria sin da giovane, prima ancora di impegnarsi nei suoi studi. A Bologna scrisse una commedia autobiografica in Latino, una lingua della quale possedeva una padronanza assoluta, la Philodoxeos fabula (Amante della Gloria), che ingannò tutti gli esperti dell'epoca, dai quali venne considerata originale ed attribuita a Lepido, il nome con il quale Alberti si firmò. Compose dei dialoghi, sempre in latino, le Intercoenales, e, nel 1428, un'opera intitolata Deifira, dove spiegava come fuggire da un amore iniziato male, probabilmente ispirato da vicende personali.
Dopo la morte del padre nel 1421, Alberti entrò in forte contrasto con la famiglia, al quale si aggiunsero problemi di natura economica. Questa situazione portò Alberti a maturare la decisione di prendere i voti religiosi, per iniziare la carriera ecclesiastica. Nel 1431 diventò segretario del patriarca di Grado, nel 1432, trasferitosi a Roma, fu nominato «abbreviatore apostolico» (il suo ruolo consisteva nel controfirmare i «brevi apostolici», le disposizioni papali inviate ai vescovi). Per ben 34 anni lavorò come abbreviatore, vivendo tra Roma, Ferrara, Bologna, Firenze, Mantova e Rimini.
Nel 1433 Alberti iniziò a comporre quattro libri in volgare, una scelta importante, i Libri della Famiglia, considerati il suo capolavoro, terminati nel 1441. Si tratta anche in questo caso di un trattato, che "riproduce" un dialogo svoltosi a Padova, nel 1421. Al dibattito partecipano vari componenti della famiglia Alberti, personaggi realmente esistiti. Nel dialogo si scontrano due visioni diverse: da un lato c'è la mentalità emergente, borghese e moderna, dall'altro la tradizione, una mentalità classica legata al passato. L'analisi che il libro offre è una visione dei principali aspetti della vita sociale dell'epoca, il matrimonio, la famiglia, l'educazione, la gestione economica della famiglia, i rapporti sociali.
Pur scrivendo numerosi testi in latino, del quale riconosceva il valore culturale e le specifiche qualità espressive, Alberti fu un fervente sostenitore del volgare, considerato più adatto alle esigenze di una società in cambiamento, della nuova società che stava nascendo. L'esperienza del Certame coronario, una gara di poesia dedicata al tema dell'amicizia, venne indetta a Firenze nel 1441, e doveva servire all'affermazione dell'importanza e del valore del volgare. All'idea di questo concorso va associata la stesura di diverse liriche da parte di Alberti, raccolte e pubblicate successivamente col titolo di Rime, quasi tutte di argomento amoroso, ma molto originali ed innovative tanto nello stile quanto nella metrica. Si tratta di uno dei primi esempi nella letteratura italiana del ricorso ad una metrica «barbara».



L'Istituto 


